Fondazione Palazzo Te presenta “Tiziano. Venere che benda Amore”

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Fondazione Palazzo Te, mostra Tiziano. Venere che benda Amore

È il secondo appuntamento del programma espositivo Venere divina. Armonia sulla terra e vede protagonista il capolavoro di Tiziano.


Tiziano. Venere che benda Amore è la mostra presentata a Palazzo Te, a cura di Claudia Cieri Via e Maria Giovanna Sarti. Si tratta del secondo appuntamento del programma espositivo Venere divina. Armonia sulla terra e vede protagonista il capolavoro di Tiziano in prestito dalla Galleria Borghese di Roma.

In occasione dell’esposazione la Fondazione offre un ricco programma di appuntamenti: incontri e performance dedicati al mito di Venere saranno ospitati negli spazi del Palazzo, tra cui l’Esedra, ripensata per accogliere il pubblico.

 

A Palazzo Te di Mantova va in scena Venere Divina. Armonia sulla terra

La mostra 

Famoso già nel Seicento, oggetto di studio da parte di pittori come Antoon Van Dyck, ma anche di storici dell’arte e studiosi che ne hanno variamente interpretato il soggetto: Venere che benda Amore di Tiziano (1560-65) è uno degli ultimi dipinti del maestro veneto, parte della collezione della Galleria Borghese. Sarà ospitato da Palazzo Te, a Mantova, fino al 5 settembre 2021 nell’ambito del programma espositivo Venere divina. Armonia sulla terra.

L’episodio raffigurato è un momento speciale: Venere sta bendando un cupido mentre è distolta da un altro giovinetto alato, che le si poggia su una spalla con sguardo pensieroso, forse preoccupato per le persone che saranno trafitte dalle frecce scoccate da Amore cieco. Un’opera che suggerisce la controversa complessità dell’amore e della bellezza da cui si genera.

L’immagine, sgretolata e sognante, è costruita con grande maestria: al centro del quadro non c’è nessuno dei protagonisti della scena, ma un’apertura verso un paesaggio al tramonto. In un accordo cromatico sofisticato, il rosa e l’azzurro si ritrovano sulle piccole ali del Cupido bendato e nel blu del panneggio di Venere, opposto al rosso cremisi dell’ancella con le frecce. I bianchi delle vesti e gli incarnati sono percorsi dalla luce e i delicati passaggi alle ombre colorate contribuiscono a rendere meno definiti i contorni delle figure, affidati all’occhio dello spettatore e alle sue capacità di afferrarle. 

La storia dell’opera

Il dipinto è citato per la prima volta nel 1613 nel poema di Scipione Francucci dedicato alla raccolta di Scipione Borghese, collezionista a dir poco appassionato di pittura e di sculture antiche e moderne. Francucci descrive il soggetto come Venere che benda Amore elencando i comprimari: un altro cupido e le due ninfe Dori e Armilla, una con le frecce e l’altra con l’arco. La scena è risultata sempre di difficile interpretazione, tanto da acquisire titoli diversi negli inventari successivi, dove al principio del 1620 la vide anche Antoon van Dyck, come testimoniato da un disegno nel taccuino italiano di schizzi, oggi al British Museum.

Nel Novecento interpretazioni più complesse si sono basate su fonti letterarie: Hans Tietze pensa che Venere stia punendo Amore per essersi innamorato di Psiche, come nelle Metamorfosi di Apuleio, mentre Erwin Panofsky identifica nei due cupidi Eros e Anteros, cioè l’amore passionale e l’amore divino. Non si può neanche escludere che la scena rappresenti l’educazione di Cupido. Secondo questa lettura l’Amore cieco starebbe per compiere le prime imprese, disseminando casualmente con le sue frecce innamoramenti e passioni.

Le indagini diagnostiche

Le indagini diagnostiche, riflettografiche e radiografiche, condotte da Ars Mensurae sul dipinto, hanno messo in evidenza l’esistenza di una diversa rappresentazione al di sotto di quella attualmente visibile. È stata identificata una figura femminiledipinta e chiaroscurata, al centro del dipinto, che sorregge un oggetto di forma ovale. Inoltre, è stato individuato un quadrettato per il trasferimento di disegni o cartoni preparatori: questo conferma un modus operandi tipico della bottega di Tiziano, in cui composizioni e modelli erano spesso riutilizzati. La figura femminile nascosta, forse affidata a uno dei collaboratori, è stata poi coperta dal maestro perché non funzionale al significato allegorico del dipinto.

Per la protagonista del dipinto, Venere, la riflettografia ha messo in luce la variazione dei tratti del volto rispetto a una prima versione: sono osservabili i due occhi traslati verso sinistra, il diverso posizionamento del naso e della bocca, l’esistenza di un nuovo orecchino. La radiografia ha mostrato come l’acconciatura in origine fosse ornata da fili di perle e coperta da un cappello con piume e il seno fosse inizialmente scoperto. La veste bianca risultava nella precedente versione di maggiore ampiezza e leggerezza; sembra che il manto azzurro continuasse al disotto del piede dell’Amore alle sue spalle. Appare inoltre ipotizzabile una diversa posizione delle mani nell’atto del bendare, con Amore stesso ad aiutare a tirare un lembo della benda.

 

Festivaletteratura Fonte: Comitato Fetivaletteratura Festivaletteratura 2021: dall’8 settembre parte a Mantova la 25esima edizione

Tiziano. Venere che benda Amore

a cura di Giorgia Cieri Via e Maria Giovanna Sarti

22 giugno – 5 settembre 2021

Palazzo Te, Mantova

Il lunedì dalle 13 alle 19.30, dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19.30. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.

L’esposizione è inclusa in Supercard Cultura, l’abbonamento museale dedicato ai cittadini di Mantova e provincia che consente di visitare liberamente per un anno Palazzo Te. Con l’occasione Fondazione Palazzo Te ha deciso di includere nell’offerta di Supercard Cultura anche l’accesso alla mostra autunnale di Palazzo Te Venere. Natura, ombra e bellezza senza alcun sovraprezzo.

 

Fonte: Fondazione Palazzo Te

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