In mostra a Rieti l’arte di Amatrice e Accumoli dopo il terremoto

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Mostra Amatrice Fonte: Fondazione Varrone

Dal 22 maggio al 9 gennaio 2022 il Palazzo Dosi-Delfini di Rieti ospita una mostra sul patrimonio culturale di Amatrice e Accumoli, i due paesi del centro Italia duramente colpiti dal terremoto.


Oltre una sorte avversa, l’arte di Amatrice e Accumoli dal terremoto alla rinascita: si intitola così la grande mostra allestita a Rieti, a Palazzo Dosi-Delfini che a cinque anni dal sisma consente di riammirare il ricco patrimonio culturale dei due paesi-martiri del centro Italia. Un patrimonio recuperato e messo in sicurezza nei depositi del Mibact di Rieti e Cittaducale e poi avviato a restauro. Inaugurata il 22 maggio, sarà aperta fino al 9 gennaio 2022.   

La mostra, curata da Giuseppe Cassio e Paola Refice, è promossa dalla Fondazione Varrone. L’esposizione è allestita con opere della Diocesi di Rieti e del Comune di Amatrice sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti.

La mostra

Articolata in sei sezioni, la mostra offre per la prima volta una selezione di 65 opere tra dipinti, sculture, arredi sacri, reperti e documenti. Le opere provengono dalle rovine del Museo civico, delle chiese e dei palazzi di Accumoli e Amatrice, recuperati durante i primi mesi dell’emergenza.

Si va dal modellino ideale di Amatrice in pietra recuperato dalla chiesa del Suffragio, che il terremoto ha strappato dalle mani di Sant’Emidio alla Sacra Famiglia con San Giovannino, dipinta su tavola nel 1527 da Cola dell’Amatrice, uscita praticamente indenne dal Museo Civico. In mostra anche l’antichissima tavola della Madonna di Cossito, la scultura lignea della Madonna con Bambino della chiesa di Poggio d’Api, il trittico della Madonna delle Coste venerata ad Accumoli. E ancora, il prezioso reliquiario della Filetta e le croci processionali dell’orafo Pietro Paolo Vannini.

Raffaello mostra Fonte: Galleria Nazionale delle Marche Il Palazzo Ducale di Urbino ospita la mostra “Sul filo di Raffaello”

Interventi di restauro e conservazione

Molte opere hanno avuto bisogno di restauro, data la gravità dello stato conservativo. Per altre sono stati sufficienti interventi di manutenzione. Gli interventi conservativi sono stati finanziati e realizzati in gran parte nel laboratorio allestito dalla Fondazione Varrone a Palazzo Dosi, sotto la direzione scientifica e la supervisione della Soprintendenza. Altri manufatti sono stati interessati da interventi conservativi promossi e curati dalla stessa Soprintendenza, dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e delle Gallerie Nazionali Barberini e Corsini. Da qui proviene l’opera simbolo del Rinascimento a Configno, la celebre tavola d’altare della chiesa di Sant’Andrea che raffigura la Madonna con il Bambino in braccio che dialoga con San Giovannino e i santi Andrea e Sebastiano, di Pierpaolo da Fermo. Opera affine ad altre composizioni realizzate tra Quattrocento e prima metà del Cinquecento tra Toscana, Umbria e Marche.

Il culto a Sant’Emidio, protettore del terremoto, era così radicato da meritarsi una sezione a parte. Tra le diverse rappresentazioni l’olio su tela del secolo XVIII di Sant’Emidio con la città di Accumoli. Sull’opera il terremoto si è particolarmente accanito e il restauro è stato particolarmente incisivo.

Tempo barocco ph. Photographic Archive. Museo Nacional del Prado. Madrid Palazzo Barberini ospita la mostra “Tempo Barocco”

Ancora più ampia la sezione alla pietà popolare. Qui ritroviamo Via Crucis e Bambinelli, statue e tele, come pure la sezione dedicata alle oreficerie e agli arredi sacri.

Nel catalogo che accompagna la mostra (edito da Il Formichiere) c’è ampio riferimento al lavoro di restauro e di studio che ha preceduto la mostra. Studi che hanno consentito consentito di passare da generici riferimenti ad una “cultura appenninica” di ambito marchigiano-abruzzese alla individuazione di una specifica produzione artistica riconducibile “ai piedi della Laga”. Un contributo storico e scientifico che potrà tornare utile ora che sta entrando nel vivo il lavoro di ricostruzione e rinascita dei borghi.

Fonte: Fondazione Varrone

 

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