Padova è entrata nella World Heritage List UNESCO

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cappella scrovegni via wikimedia commons

Viene così riconosciuto il valore artistico e storico universale di Padova Urbs picta, con un insieme di capolavori che hanno rivoluzionato la storia dell’arte.

Padova Urbs picta, con I cicli affrescati del XIV secolo, è stata inserita lo scorso 24 luglio 2021 nella World Heritage List, la lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. La proclamazione è avvenuta nel corso della 44a sessione estesa del Comitato del Patrimonio Mondiale, programmato fino al 27 luglio a Fuzhou in Cina, con la partecipazione da remoto di delegazioni da 192 Paesi e una copertura globale in streaming dell’evento.

La candidatura di Padova Urbs picta è stata l’unica presentata dall’Italia per il 2020. L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale arriva quest’anno, dopo il rinvio della sessione del Comitato UNESCO del 2020 a causa della pandemia da Covid-19. Sono state dunque proclamate nel corso di questa sessione sia le candidature del 2020 sia quelle del 2021.

 «Questo è il riconoscimento del ruolo importantissimo svolto dalla città nella storia dell’arte, ma anche della intuizione e del coraggio che abbiamo avuto nel proporre con successo un sito seriale oltre alla capacità di fare squadra tra tutti gli enti proprietari degli edifici e complessi monumentali che custodiscono questi capolavori», ha commentato il sindaco Sergio Giordani.

 

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Le motivazioni del riconoscimento

Questi i principali passaggi con cui l’UNESCO motiva l’inserimento di Padova Urbs picta nella lista del Patrimonio Mondiale: «I cicli affrescati padovani illustrano l’importante scambio di idee che esisteva tra i protagonisti del mondo della scienza, della letteratura e delle arti visive nel clima preumanista di Padova all’inizio del XIV secolo. Gli artisti hanno mostrato grande abilità nel dare forma visiva a queste idee. Le loro capacità tecniche hanno permesso ai cicli affrescati padovani non solo di diventare un modello per gli altri, ma anche di dimostrarsi notevolmente resistenti al passare del tempo».

«Il gruppo di artisti in cerca di innovazione, riuniti a Padova, favorì allo stesso tempo uno scambio di idee e un know-how che portò a un nuovo stile nell’affresco. Questo nuovo stile», continua, «non solo influenzò Padova per tutto il XIV secolo, ma costituì la base ispiratrice per secoli di lavori di affresco nel Rinascimento italiano e oltre».

Infine, «con questa vera e propria rinascita di una tecnica pittorica antica, Padova ha fornito un nuovo modo di vedere e rappresentare il mondo, annunciando l’avvento della prospettiva rinascimentale. Queste innovazioni segnano una nuova era nella storia dell’arte, producendo un irreversibile cambio di direzione».

 

Gli affreschi alla Loggia dei Carraresi. Via Wikimedia Commons.

Gli affreschi alla Loggia dei Carraresi. Via Wikimedia Commons.

 

Il sito e gli affreschi

Padova ha proposto l’iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO un sito seriale che comprende tutti i preziosi e grandi cicli affrescati del Trecento conservati in otto edifici e complessi monumentali della città: la Cappella degli Scrovegni, la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani, il Palazzo della Ragione, la Cappella della Reggia Carrarese, il Battistero della Cattedrale, la Basilica e il Convento di Sant’Antonio l’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele.

Ad affrescare le pareti di questi luoghi, nel corso del XIV secolo, alcuni dei più straordinari artisti dell’epoca. Sono Giotto, che con gli affreschi della Cappella degli Scrovegni realizza il suo capolavoro assoluto, Guariento di Arpo, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona.

Proprio Giotto, quando giunge a Padova intorno al 1302, porta in città un linguaggio artistico nuovo. Da qui si sviluppa una straordinaria stagione di cultura ed arte che proseguirà per tutto il XIV secolo. I grandi cicli affrescati padovani del Trecento rappresentano un esempio unico al mondo di un sistema di eccezionale valore universale – outstanding universal value per usare la terminologia UNESCO – per la loro rilevanza storico-artistica, per la loro ampiezza (oltre 3600 mq di pitture murali), perché all’interno di un’area definita, ovvero il centro storico di Padova, in un contesto territoriale in cui la tradizione della parete dipinta è documentata sin dal X secolo.

 

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Una rivoluzione figurativa

Gli affreschi in questi otto luoghi, distanti tra loro poche centinaia di metri. Compongono quindi un itinerario nel cuore della città medievale percorribile a piedi. Offrono anche a chi non è un conoscitore della storia dell’arte, visioni uniche. Grazie a Giotto, i sentimenti e le emozioni compaiono per la prima volta negli affreschi.

Nella Cappella degli Scrovegni abbiamo la prima rappresentazione pittorica di un bacio, il bacio tra Gioacchino e Anna alla porta di Gerusalemme. Altrettanto sorprendente è la lacrima che riga il volto di una donna nella scena della Strage degli Innocenti.

A Padova nei circa 90 anni che vanno dal 1305 al 1397 avviene una rivoluzione nell’arte figurativa. Oltre alla rappresentazione dei sentimenti, si fonda su una riscoperta della tecnica dell’affresco. Si tratta di un uso innovativo del colore, con l’invenzione della prospettiva che sarà poi perfezionata nei secoli successivi.

 

Gli affreschi a Palazzo della Ragione. Via Wikimedia Commons.

Gli affreschi a Palazzo della Ragione. Via Wikimedia Commons.

 

La candidatura

Il Comune di Padova è capofila del Comitato per la candidatura, composto dagli altri tre enti proprietari degli edifici e complessi monumentali che conservano i cicli affrescati – Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti; Basilica e Convento di Sant’Antonio; Delegazione Pontificia e Veneranda Arca del Santo; Diocesi di Padova – con la Regione del Veneto e la consulenza scientifica del Ministero della Cultura attraverso l’Ufficio Unesco e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso oltre che dell’Università degli Studi di Padova.

L’assessore alla cultura del Comune di Padova  Andrea Colasio spiega: «Oggi spetta a noi il compito non facile ma assolutamente stimolante di conservare e valorizzare questi capolavori. Lo facciamo offrendo a tutto il mondo un insieme di luoghi unici, straordinari nella loro singolarità, ma ancora più preziosi se considerati nel loro insieme».

Il complesso dossier necessario per la presentazione della candidatura è stato curato, sviluppato e realizzato direttamente dal Comune di Padova. Questi si è avvalso delle professionalità a disposizione del Settore e dell’Assessorato alla Cultura e del consulente Giorgio Andrian.

Oggi, grazie a questo riconoscimento, il Veneto diviene la Regione italiana con il maggior numero di siti UNESCO e Padova una delle poche città al mondo a custodirne due. Dal 1997, infatti l’Orto Botanico dell’Università di Padova è sito UNESCO.

Realizzato nel 1545, è infatti il più antico orto del mondo occidentale a conservare ancora la forma e l’ubicazione delle origini. Ha infatti mantenuto per più di cinque secoli intatta la sua missione culturale e scientifica.

Fonte: Comune di Padova.

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