Catania: 10 cose da non perdere nella città siciliana

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Natura, spiagge, arte e tradizioni popolari: il capoluogo siculo è uno scrigno di monumenti e vitalità da scoprire.

Catania, seconda città metropolitana della Sicilia, ha dovuto affrontare nei secoli terribili terremoti ed eruzioni vulcaniche, ha subito alternanze di dominazioni e trasformazioni urbanistiche. All’inizio del terzo millennio, con la sua vitalità e la sua grinta operosa, è pronta a stupire lo spettatore con sapori intensi, stucchi barocchi patrimonio UNESCO e una miriade di dintorni indimenticabili. Ecco, per chi avesse intenzione di programmare un tour della città o dei centri più importanti della Val di Noto, una lista di siti imperdibili a Catania.

 

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Il cuore della città

Uno scenario di capolavori siciliani: questa è Piazza Duomo, nel cuore di Catania. Scopriamo la splendida Cattedrale Normanna, dedicata alla Patrona della città, Sant’Agata, che fu edificata sui resti delle Terme di Achille; le colonne del livello inferiore appartenevano, infatti, all’antica struttura originaria.

La statua dell’elefante, scolpita nel basalto, conosciuta in dialetto locale come U’ Liotru, situata proprio di fronte alla Cattedrale di Agata, punta il suo tronco verso la Cattedrale della Santa come per rendere omaggio alla martire catanese.

Il Palazzo del Seminario dei Chierici, collegato direttamente alla Cattedrale di Sant’Agata tramite il cavalcavia sopra Porta Uzeda, con la sua facciata prevalentemente nera ottenuta grazie all’uso di sabbie vulcaniche, alternate al bianco delle pietre di Ispica. Infine, chiude la piazza il seicentesco Palazzo degli Elefanti, oggi sede comunale locale.

 

Piazza Duomo a Catania vista dalla terrazza del Museo Diocesano. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Piazza Duomo a Catania vista dalla terrazza del Museo Diocesano. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

10 cose da non perdere a Catania

1. Palazzo Biscari

E’ il palazzo più importante della città, rappresenta difatti il più bell’esempio di barocco catanese. L’edificio, dopo il terremoto del 1693, fu ricostruito intorno al 1700 da Ignazio Paternò Castello III, quinto principe di Biscari, nonché grande studioso, archeologo e amante delle arti, che oltre a farne sua dimora, vi allestì il primo e importante Museo aperto a tutti, contenente la sua grande collezione archeologica. Nel 1787 il pricipe ricevette Goethe, che riferì poi, in dettaglio nei suoi scritti, della magnificenza delle collezioni e del palazzo. Storia, fascino e bellezza sono le parole necessarie per descrivere l’edificio.

 

Palazzo Biscari a Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Palazzo Biscari a Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Al palazzo si accede attraverso un grande portale su via Museo Biscari, che immette nel cortile centrale, adorno di una grande scala a tenaglia. All’interno, si trova il Salone delle feste, di stile rococò dalla complessa decorazione fatta di specchi, stucchi e affreschi.

 

Salone delle Feste a Palazzo Biscari. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Salone delle Feste a Palazzo Biscari. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

L’arredamento interno è in stile rococò: decorazioni, arredi raffinati, lampadari in cristallo, sono i particolari presenti nelle diverse sale, che danno un tocco di raffinatezza all’atmosfera. Oggi, oltre ad essere la dimora della famiglia Biscari, ospita eventi culturali e prestigiosi e, previa prenotazione, è possibile effettuare una visita, allietata dai racconti delle storie di palazzo e dei ricordi di famiglia, a cura dello stesso discendente dei principi.

2. La Pescheria

Dietro il Duomo di Catania, nel tunnel delle mura di Carlo V, si snoda il mercato del pesce, un po’ all’aperto e un po’ coperto.  Un luogo in cui ogni giorno sotto i grandi tendoni rossi e i sui bianchi banchi di marmo, si ripete da tempi remoti il rituale della vendita del pesce, ma anche della carne e della frutta. Le grida dei venditori, i banchetti fumanti dei peperoni arrostiti e la trippa venduta ai passanti, fanno di questo luogo uno dei più emblematici della città, il posto ideale per immergersi nella cultura popolare catanese e restarne affascinati.

3. Storico Monastero San Benedetto di via Crociferi

Già patrimonio UNESCO della città di Catania, fu eretto originariamente nel 1355, per essere riedificato, dopo il tragico terremoto di Val di Noto, nei primi anni del 1700. Da allora è diventato uno dei simboli di Catania, riconoscibile dall’arco che si apre su via Crociferi, che si narra fu eretto in una sola notte, e che collega la badia grande – comprendente la Chiesa di San Benedetto, perla del barocco catanese – alla badia piccola.

 

Via Crociferi a Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Via Crociferi a Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Il Complesso monumentale monastico è oggi, dopo secoli di assoluta ed invalicabile clausura, un sito storico-artistico che propone ai visitatori un tour culturale che è il risultato di uno straordinario connubio di storia, arte e contemporaneità. Nel rispetto delle religiose di clausura che ancor oggi abitano il Monastero, si può accedere all’interno del complesso attraverso una visita guidata che consente di ammirare:

  • I resti archeologici di una domus romana, rinvenuta nel sottosuolo del Monastero;
  • Alcuni ambienti del Monastero di San Benedetto, in particolare l’antico parlatorio settecentesco, già set del film di Franco Zeffirelli Storia di una capinera, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga;
  • La Chiesa di San Benedetto e la sua imponente scalinata d’ingresso, detta Scalinata degli Angeli;
  • Il Museo di Arte Contemporanea Sicilia – MACS – ubicato nella badia piccola del Monastero.

 

Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena a Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena a Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

4. Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena

A 10 minuti a piedi dal Duomo di Catania si trova il Monastero di San Nicolò l’Arena, gioiello del tardo barocco siciliano e complesso benedettino tra i più grandi d’Europa. L’edificio monastico, che nasce nel ‘500 e si sviluppa fino ai giorni nostri, è un esempio di integrazione architettonica tra le epoche, contraddistinto da molteplici trasformazioni. Oggi è patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Sede del DiSUM (dipartimento di Scienze Umanistiche) dell’Università degli Studi di Catania, custodisce al suo interno una domus romana, i chiostri e uno splendido giardino pensile.

Il Monastero è un luogo unico che racconta le vicende umane e storiche della città dell’Etna dall’antichità fino ai giorni nostri. Un palinsesto aperto a tutti, ogni giorno con percorsi guidati anche in orari inconsueti, performance teatrali e musicali, laboratori per bambini, corsi di cucina, workshop ed eventi

 

Chiostro di Levante al Monastero dei Benedettini di San Nicolò La Rena a Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Chiostro di Levante al Monastero dei Benedettini di San Nicolò La Rena a Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

5. I Chioschi catanesi

Antica e attuale attrazione della Catania da bere, u cioscu è un ritrovo identitario di un quartiere, di una storia, quella catanese. Un punto di ristoro e di incontro di giorno e di notte, per tutte le età, simbolo della vita quotidiana di questa città. Ce ne sono a piazza Roma, a piazza Cavour, in piazza della Borsa, per citare quelli in zona centro, ma i più famosi sono quelli di Piazza Umberto, ad un passo dalla fera o’ luni, il mercato di Catania. La storia dei chioschi risale alla fine dell’800, quando a Catania ai venditori ambulanti si offriva da bere acqua e zammù, cioè acqua con qualche goccia di anice, per rinfrescare e dissetare i catanesi durante il gran caldo.

 

Ingredienti e strumenti sono gli stessi, da sempre: zucchero, frutta, miscelatori, bicchierini, misurini e presse per spremere gli agrumi. Oggi all’acqua naturale liscia si aggiunge quella frizzante proveniente dalle pendici dell’Etna fino agli sciroppi e al seltz. Spesso sono gli stessi cioscari catanesi che producono gli sciroppi agli agrumi siciliani per confezionare bibite al mandarino, al tamarindo, la famosa orzata, o il celebre sciampagnino (cedrata con acqua e seltz), e il completo (orzata, succo fresco di limone, anice e selz). Tradizionale è la bibita fatta con la spremuta di limoni, aggiunta di seltz ed una cucchiaiata abbondante di sale: l’effetto è altamente dissetante e digestivo.

 

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6. Catania sotterranea

L’Etna, con i suoi fiumi di lava, ha travolto più volte Catania, seppellendone i segni del suo passato che rimangono però nascosti sotto il piano di calpestio. Vi sono le Terme romane Achillianedell’Indirizzodella Rotonda, e l’Anfiteatro Romano, uno dei più grandi anfiteatri di età romana in Italia, inferiore solo all’anfiteatro Flavio di Roma (il Colosseo) e a quello di Verona.

La Chiesa di S. Gaetano alle Grotte, la cui datazione è ancora oggi un mistero, presenta cunicoli sotterranei, forse un tempo utilizzati come catacombedove si pensa fu sepolto il corpo di Sant’Agata. Vi sono poi il Monastero dei Benedettini con il suo ventre, il Decumano Massimo, la Domus Romana e le cucine dei monaci, il sepolcro di S.Eupliol’ingrottamento dell’Amenano, l’Ipogeo Romano detto anche Ipogeo quadrato, il Pozzo di Gammazita e la sua affascinante leggenda, la Cripta e i lavatoi di S. Agata la Vetere, la prima Cattedrale della città, in cui la martire subì l’asportazione delle mammelle.

Infine troviamo i Bagni dei Gladiatori a S.Agata al Carcere e la Cappella Bonajuto, monumento bizantino immerso nel cuore del barocco catanese.

 

Catania sotterranea. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Catania sotterranea. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Insomma sotto le basule di Catania si estendono ancora oggi stratificazioni di ceneri che ricordano la millenaria storia di questa città, con le sue strade, le chiese, le terme, i palazzi e persino le targhe stradali. In numerosi punti è possibile scendere nel sottosuolo, che si dice fu testimone di intrighi amorosi fra suore e frati, nascondiglio di briganti e tesoro per i cultori di cose d’arte.

7. Festa di S. Agata

Il 3, il 4 e il 5 febbraio, tre giorni di culto, d’intensa fede e di animato folklore, preceduti da un mese di grandi preparativi, durante i quali Catania si stringe attorno alla sua Santa. E’ questa la celebrazione di Sant’Agata, la terza festa popolare religiosa al mondo per partecipazione di fedeli, dopo la Settimana Santa di Siviglia in Spagna e la festa del Corpus Domini a Cuzco in Perù. In questi tre giorni la città dimentica ogni cosa per concentrarsi sulla festa che attira ogni anno , tra devoti e visitatori, sino a un milione di persone.

 

Tipica Candelora per la Festa di Sant’Agata. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Tipica Candelora per la Festa di Sant’Agata. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

L’uscita in processione della vara – capolavoro d’arte realizzato dai maestri orafi catanesi e messinesi – contenente le sacre reliquie della martire, la sfilata delle Carrozze del Senato ed infine gli spettacolari fuochi pirotecnici, ricordano ai catanesi che Sant’Agata è sempre lì a vigilare sul fuoco dell’Etna.

Nei banconi di tutte le pasticcerie catanesi non possono mancare i dolci legati alla storia della vergine, patrona di Catania: i Cassateddi di Sant’Aita detti anche Minni di Sant’Aita e le Olivette. I primi si riferiscono al martirio ed allo strappo brutale delle mammelle a cui la fanciulla fu sottoposta, ad opera dell’imperatore romano Quinziano. Questo per aver rifiutato il suo amore e per aver deciso di consacrare la sua vita alla fede cristiana.

Le olivette, invece, rimandano alla leggenda secondo la quale la giovane, inseguita dagli uomini di Quinziano, nel fermarsi a riposare e nel chinarsi per allacciare un calzare, vide sorgere dal nulla una pianta di olivo che la riparò dalla vista delle guardie e le diede i frutti per sfamarsi.

8. I borghi marinari della lava

Un itinerario tra natura e storia vicino alla città, un percorso affascinante tra i piccoli borghi marinari che si affacciano sulla riviera jonica etnea. Da San Giovanni Li Cuti ed il porticciolo di Ognina fino ad Acitrezza, passando per Acicastello e, nel territorio di Acireale, da Capomulini a Santa Maria La Scala, attraversando la splendida Riserva Naturale della Timpa con le suggestive e silenziose Chiazzette ed il borghetto di Santa Caterina, dal quale è possibile godere di un suggestivo panorama a strapiombo sul mare. Ed ancora da Scillichenti a Riposto, toccando i borghi marinari di Stazzo, Pozzillo e Torre Archirafi: un viaggio affascinante lungo i Borghi della lava , valorizzato e reso unico da panorami mozzafiato, sensazioni, curiosità, profumi e sapori tipici della nostra macchia mediterranea.

 

I Faraglioni di Acitrezza. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

I Faraglioni di Acitrezza. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Si può trascorrere una giornata a bordo di un peschereccio d’alto mare accanto ai pescatori, conoscere le placide acque, l’ambiente costiero ed i segreti celati dalle profondità marine. Si gusta il pesce appena pescato a bordo o a terra, in uno dei policromi borghetti marinari, riscoprendo le ricette della tradizione locale e bagnarsi in posti inaccessibili da terra, scoprendo piccoli gioielli naturalistici.

 9. Le Arene catanesi

Nelle sere d’estate, dopo una lunga giornata sotto l’ombrellone della Plaja, cosa c’è di meglio che prolungare il relax in questi angoli di centro città, alla ricerca di un po’ di fresco. Il film che avete perso durante l’inverno sarà proiettato sul grande telo di un cortile profumato di gelsomini, con un audio mai perfetto. L’atmosfera vintage è confermata dalle file di sedie azzurre, rigorosamente in ferro, ma per fortuna il costo modesto dell’ingresso include anche il cuscino. A completamento, il vero catanese style prevede gazzosa e semenza.

 10. L’Etna

Questa oasi naturale, è stata inserita nel 2013 nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO come uno dei vulcani più emblematici e attivi del mondo. Già in fase di atterraggio sulla pista dell’Aeroporto Fontanarossa di Catania, non si può non notarlo. L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, tra i corsi dei fiumi Alcantara e Simeto, domina con la sua mole l’intera Sicilia.

 

L’Etna innevata vista dalla Piana di Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

L’Etna innevata vista dalla Piana di Catania. Ph. Paolo Barone, via Visit Sicily.

Meta esclusiva per gli escursionisti estivi, in visita ai crateri attivi nelle aree sommitali, questo Vulcano offre in inverno la possibilità sorprendente di praticare gli sport sulla neve, a pochi chilometri dal mare e con una vista mozzafiato sullo Ionio. Le escursioni a piedi si inerpicano lungo i sentieri del Parco dell’Etna, tra boschi e frutteti verdeggianti, fino alle quote più alte. Le vedute di paesaggi lunari, colate laviche secolari, grotte e fumarole attive, svelano tutto il fascino di questo territorio.

Fonte: Visit Sicily.
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