Turismo del fresco. Tra Salerno e il Vallo di Diano, ipogei a 16°C e un’antica strada di 260 km riscrivono le vacanze estive lontano dal mare
Il caldo apre nuovi orizzonti al turismo
A pochi chilometri dalle spiagge affollate del Cilento, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, un’intera rete di grotte, ipogei e antiche vie di comunicazione sta diventando l’ alternativa di chi cerca fresco, silenzio e storia insieme.
Si chiama turismo del fresco, che in Italia si intreccia con il turismo sotterraneo: un modo diverso di intendere l’estate, che porta i visitatori a scendere anziché sa tendersi, a esplorare cavità naturali e percorsi ipogei dove la temperatura resta stabile intorno ai 15-16 gradi indipendentemente da quanto accade in superficie.
Un fenomeno che in provincia di Salerno trova due protagoniste d’eccezione:
Le Grotte di Pertosa-Auletta
La Strada Regia delle Calabrie, l’antica arteria che per duemiladuecento anni ha collegato il Sud Italia. Una strada di 2200 anni tra Campania e Basilicata.
La strada di 2200 anni che nessuno conosceva
Prima di essere meta turistica, la Strada Regia delle Calabrie è stata per secoli la spina dorsale del Mezzogiorno: un percorso di circa 260 chilometri che attraversa 3 Regioni e 4 Province, toccando 45 tra città e piccoli borghi e tre Parchi Nazionali, tra cui quello del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Lungo il tracciato sono stati riportati alla luce 15 borghi che un tempo ospitavano le antiche stazioni di posta, oltre a 5 siti Unesco e a una quarantina tra taverne ottocentesche, stazioni postali storiche, ponti di ingegneria romana e borbonica, basiliche, chiese e siti archeologici.
A ricostruirne il tracciato, dopo 8 anni di studio, è stato l’architetto Luca Esposito, referente di Archeoclub d’Italia per la valorizzazione dei borghi e delle aree interne della Strada Regia.
Il caldo potrebbe favorire il turismo del sottosuolo, staccandosi un poco dai luoghi balneari per visitare geositi con ipogei di grande bellezza e valore», spiega Esposito, che rivendica la portata storica della scoperta. Tutto questo è la Strada Regia delle Calabrie, che la stampa sta vedendo per la prima volta nel suo insieme.
Non è un sempllice itinerario escursionistico, ma la riscoperta della principale via millenaria di collegamento del Sud Italia, punteggiata di episodi che intrecciano leggenda e storia patria: a Casaletto Spartano, lungo il percorso, si trova la cascata dei Capelli di Venere e la Taverna Garibaldi, un antico fortino ottocentesco dove è ancora conservata la poltrona su cui sedette Giuseppe Garibaldi.
Nel ventre della montagna: le Grotte di Pertosa-Auletta
Se la Strada Regia è la cornice storica, le Grotte di Pertosa-Auletta ne sono il cuore pulsante, il geosito più spettacolare tra quelli disseminati lungo il tracciato.
Il fiume che scorre dentro la montagna: il segreto delle Grotte di Pertosa-Auletta
Incise nella roccia calcarea tra i comuni di Pertosa e Auletta, in provincia di Salerno, rappresentano un unicum assoluto in Italia: sono le uniche grotte italiane in cui è possibile navigare un fiume sotterraneo, il fiume Negro, lungo un percorso turistico di circa 3 chilometri dove la temperatura si mantiene costante intorno ai 16 gradi.
Le Grotte di Pertosa-Auletta rappresentano un sito speleo-archeologico di straordinario interesse scientifico racconta Maria Rosaria Carfagna, presidente della Fondazione MIdA, che gestisce il complesso. Si insinuano nella roccia calcarea lungo un corso d’acqua sotterraneo dalla copiosa portata idrica.
Ma è quello che si nasconde sott’acqua, spiega ancora Carfagna, a rendere il sito un caso unico in Europa: un giacimento archeologico sommerso che conserva le tracce di un impianto palafitticolo sotterraneo, databile al radiocarbonio a circa 3.500 anni fa, alla metà del II millennio a.C., con testimonianze di frequentazione umana distribuite lungo un arco di ben otto millenni.
Qui le popolazioni dell’età preistorica hanno trovato rifugio e possibilità di sviluppo e sopravvivenza, sottolinea la presidente della Fondazione MIdA. C’era l’acqua, la temperatura era sempre costante come ancora oggi e c’era riparo anche dalle avversità atmosferiche. Nell’antegrotta, quando l’alveo del fiume viene svuotato, sono ancora visibili numerosi ritti delle palafitte preistoriche.
Le scoperte più recenti: dall’età ellenistica ai reperti romani
Gli scavi più recenti, condotti dalla Fondazione MIdA agli inizi del 2025 in regime di concessione ministeriale, hanno restituito un tassello ulteriore alla storia del sito: un’area sacra di età ellenistica, tra il IV e il I secolo a.C., collocata nell’ampia antegrotta.
Da qui sono emersi reperti che gli archeologi interpretano come offerte votive rivolte a divinità ancora non identificate: armi, ornamenti, utensili da lavoro, epigrafi e monete di varie epoche storiche, dalle quali è possibile riconoscere i volti degli imperatori romani e collocare con precisione i periodi di frequentazione del sito.
Tra i ritrovamenti più significativi, una folgore di età romana – simbolo del fulmine – rinvenuta in un anfratto delle pareti, oltre a lucerne decorate con disegni di raffinata fattura.
Al termine dei lavori di restauro, i reperti troveranno collocazione definitiva nel museo speleo-archeologico del complesso.
Il fresco come nuova frontiera del turismo esperienziale
Quello che emerge da Pertosa-Auletta e dalla Strada Regia delle Calabrie non è un fenomeno isolato, ma il segnale di una tendenza più ampia che sta ridisegnando l’estate italiana: il turismo esperienziale che sceglie le aree interne della Campania e i borghi minori al posto delle mete blasonate, cercando nel sottosuolo non solo un rifugio dal caldo ma un’occasione di conoscenza autentica.




