Roma David LaChapelle, Dopo il diluvio: oltre 100 scatti in mostra

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Fino al 13 settembre al Palazzo delle Esposizioni a Roma “David LaChapelle, Dopo il diluvio”: una delle più importanti e vaste retrospettive dedicate all’artista e fotografo statunitense David LaChapelle. Più di 100 opere dell’allievo di Warhol: dalle più celebri alle più recenti, di cui alcune inedite.

Oltre 100 opere realizzate nell’arco di un ventennio che, dai ritratti delle celebrità del mondo dello spettacolo e della politica, destinati alle prime pagine delle riviste di moda o attualità, si trasformano in opere sempre più concettuali, il cui fine ultimo è l’esposizione in un museo o in una galleria d’arte. Fondamentale il 2006, l’anno dell’incontro con Michelangelo e la sua opera più grande, la Cappella Sistina. Dallo stupore e dalla meraviglia di quell’incontro nasce “Il Diluvio“.

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Seismic Shift, 2012
Chromogenic Print
©David LaChapelle

L’opera, al centro dell’omonima rassegna, ritrae uomini, donne e bambini intenti a salvarsi, circondati dai simboli dell’establishment internazionale improvvisamente svuotati di senso, sommersi dall’acqua o ripiegati su se stessi, impotenti. E dà il via ad una serie di riflessioni sul destino dell’uomo e dell’universo che porteranno l’artista a rinunciare all’elemento che ha caratterizzato la sua produzione precedente: il corpo. Il bisogno di rappresentare la vacuità di una società schiava del consumismo e dell’immagine attraverso la concretezza della carne cede il passo alla necessità di interrogarsi sulle conseguenze che questi e altri eccessi possano avere sull’universo intero. Nelle opere “Dopo il Diluvio: Museo” e “Statue” non ci sono che i resti di un’arte classica sommersa e abbandonata a se stessa. Anche in “Awakened”, una serie di foto che ritraggono soggetti in apnea con lo sguardo perso nel vuoto e i polmoni pieni di acqua, la presenza del corpo serve solo a sottolineare il passaggio da una dimensione a un’altra, dalla vita alla morte.

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Deluge, 2006
Chromogenic Print
©David LaChapelle

Corpi disfatti e sgretolati si ritrovano nella sezione “Natura Morta”: un’inquietante galleria di ritratti di personaggi famosi ridotti in pezzi di cera che giacciono, malamente ricomposti, su cartoni da imballaggio. Un chiaro rimando alla corruttibilità e al disfacimento dei corpi e della fama.

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Anonimous Politicians, 2012
Chromogenic Print
©David LaChapelle

La sezione “La terra ride nei fiori” descrive un presente proiettato in un futuro in cui la natura si vendicherà dell’uomo e della sua vanitas. Le composizioni floreali di ispirazione barocca, nella loro esuberanza formale e cromatica, enfatizzano lo sberleffo della terra nei confronti del genere umano. I fiori recisi simboleggiano la condizione effimera di un’esistenza fatta di eccessi e apparenza, cui rimandano le copertine delle riviste di gossip, le pillole dietetiche e gli altri oggetti che circondano i vasi.

La rivincita della natura sull’uomo ritorna in “Land Scapes” e “Stazioni di Rifornimento”. La prima mostra metropoli futuristiche in cui gli unici resti di civiltà sono centrali industriali in attività. La seconda fotografa stazioni di rifornimento, ancora funzionanti, isolate nel mezzo di una fitta vegetazione tropicale, in un pianeta disabitato. Qui LaChapelle denuncia la cattiva gestione delle risorse energetiche della Terra da parte dell’uomo, al punto da immaginarne l’estinzione.

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Kings Dominion, 2013
Chromogenic Print
©David LaChapelle

L’attualità ritorna nelle sezioni “Valute al negativo” e “Incidenti”, realizzate dall’artista nel 2008, l’anno del crack della Lehman Brothers e della bolla immobiliare americana. Il fotografo attraverso le banconote (dollaro, yen e lira) in negativo e la ricostruzione di un incidente stradale allude all’inversione al ribasso di tutte le borse e all’incidente provocato dalla crisi finanziaria.

Aristocracy” comprende i suoi lavori più recenti, in cui è forte il richiamo al gioco dell’alta società, tra noia e autodistruzione, e il dramma di una vita senza senso, luccicante e seducente si colora di rosa e si copre di paiettes.

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Berlin Stories, 2009
Chromogenic Print
©David LaChapelle

L’inclinazione per il trascendentale è esplicita nella serie “Il mio Gesù privato”, in cui rappresenta il divino nella quotidianità e riafferma il suo amore per l’arte dei grandi maestri. Emblematica l’opera “American Jesus”: una rivisitazione della “Pietà” di Michelangelo, in cui non è la Madonna ma un Gesù giovane e hippie a reggere sulle ginocchia un corpo esanime, quello di Michael Jackson.

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American Jesus, 2009
Chromogenic Print
©David LaChapelle

Scenari surreali e inverosimili attraverso cui LaChapelle denuncia la realtà e il dramma di un’umanità costantemente alla ricerca di un’identità che abbia un senso.

 

Info e prenotazioni

tel. 06 39967500
www.palazzoesposizioni.it

Orari

domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10:00 alle 20:00
venerdì e sabato: dalle 10:00 alle 22:30
lunedì: chiuso

Biglietti

10€: intero
8€: ridotto

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