A Rovigo esposte le due mummie Meryt e Baby

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Tutto è iniziato tra il 1878 e il 1879, quando a Rovigo arrivarono 5 capienti cassoni zeppi di reperti egizi, provenienti da Alessandria d’Egitto, frutto di una fortunata coincidenza, oltre che della volontà dei responsabili dell’Accademia di arricchire le collezioni della loro istituzione.


Il caso è incarnato da un rodigino veramente singolare che trasformò la disgrazia in talento: Giuseppe Valsè Pantellini (Rovigo 1826 – Fiesole 1890), in esilio a causa della partecipazione ai moti d’insurrezione del Polesine nel 1848, trovò rifugio al Cairo. Qui prese in gestione, e poi in possesso, il Grand Hotel.

La struttura, rinominata New Hotel, diventò, per la posizione strategica e per le doti organizzative di Valsè Pantellini, un punto di riferimento per i viaggiatori del tempo, nobili, agenti dei consolati e ricchi provenienti da tutto il mondo.

Al Grand Hotel del Cairo si aggiunse presto l’elegante Hotel d’Europe, altra meta fondamentale per i viaggiatori in arrivo o transito e, soprattutto, per alcuni egittologi di grande fama, quali Auguste-Édouard Mariette e Gaston Camille Charles Maspero. In occasione dei festeggiamenti per l’apertura del Canale di Suez, Valsè Pantellini viene scelto dal Vicerè d’Egitto per alloggiare e assistere gli illustri ospiti internazionali. 

È tale la fama dell’imprenditore, che, nel 1877, l’allora Presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, Lorenzoni, si rivolge, al talentuoso concittadino nel tentativo di realizzare un museo egizio nella città natale.

Appello accolto dal Pantellini che, tra il 1878 e il 1879, riunisce e invia a Rovigo i preziosi reperti tanto ambiti. In Accademia, alla donazione Valsè Pantellini vanno poi ad aggiungersene altre di minore consistenza: un numero imprecisato di reperti dal Basso Egitto da parte di Lodovico Bassani, sette frammenti di statuette donate dall’ingegner Eugenio Piva nel 1893 e sette reperti appartenuti alla famiglia Silvestri.

Arrivano così avvolte dal mistero e presto dal mito le due mummie che prendono subito i nomignoli di Meryt e Baby, che ancora oggi conservate all’Accademia dei Concordi saranno oggetto di un una complessa indagine scientifica prima di essere esposte, per un restauro condotto di fronte al visitatori, dal 13 aprile al primo luglio in una importante mostra in Palazzo Roncale.

Qui accanto a “Meryt” e “Baby” saranno esposti i reperti dell’intera Collezione Valsè Pantellini, forte di più di 500 pezzi. Per molti sarà una sorpresa scoprire che a Rovigo, ed esattamente nei grandi depositi dell’Accademia dei Concordi, si conserva la collezione di reperti egizi numericamente più consistente del Veneto.

Primato non da poco se si tiene conto che il Veneto è stato terra di Giovanni Battista Belzoni e di figure come il rodigino Giovanni Miani, esploratore delle sorgenti del Nilo. 

La loro storia si è fatta ancor più intrigante dopo che l’analisi del cassone che le conteneva ha svelato un sottofondo nel quale sono state scoperte altre parti anatomiche mummificate.

Così dopo un secolo dal loro arrivo in Polesine si torna a parlare di ‘Meryt’ e ‘Baby’, con l’ipotesi che il nuovo straordinario ritrovamento sia un caso di affastellamento di altre mummie oltre a queste.

In sostanza, le parti ritrovate potrebbero essere di salme giunte insieme a queste a fine ‘800 dall’Egitto a Rovigo, trovate spezzate all’epoca, forse a causa degli scossoni del lungo viaggio. Dopo gli esami ‘Meryt’ e ‘Baby’ saranno protagoniste di una grande mostra.

Le due mummie, una di giovane donna (“Meryt”) e l’altra di un ragazzo (“Baby”), reperti di punta della donazione Valsè Pantellini, vennero conservate in una teca nella posizione che avevano al loro arrivo dall’Egitto: “Baby” adagiato su “Meryt”, quasi come se la donna, anche nell’Oltretomba, volesse proteggere il cucciolo d’uomo.  

Per gli esami cui i due reperti saranno sottoposti, Meryt e Baby saranno per la prima volta separati. L’una a l’altra delle mummie rodigine saranno oggetto di una precisa campagna diagnostica che prevede la loro la datazione col metodo del carbonio C14, la tomografia computerizzata (TAC), la scansione con laser scanner 3D. Il prelievo dei campioni sarà effettuato negli ambienti dell’Accademia da personale specializzato; subito dopo le mummie saranno trasferite presso la struttura ospedaliera di Santa Maria della Misericordia, per la TAC.

L’importanza dell’operazione è evidente ed errori non sono concessi. Perciò per gli interventi sulle due mummie sono stati mobilitati i maggiori specialisti.

La curatela scientifica è stata affidata al gruppo di lavoro Egitto Veneto, con il coordinamento del prof. Emanuele Ciampini e della dott.ssa Paola Zanovello, che ha studiato e catalogato, negli anni passati, il fondo archeologico dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

Partner del progetto sono l’Università degli Studi di Padova e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, che assicurano il supporto scientifico nei vari settori di competenza: medicina e antropologia, in particolare, essendo due corpi umani l’oggetto di studio. Alla ricostruzione tridimensionale dei corpi provvederanno gli specialisti dell’Università di Padova.

Infine sui tessuti delle bende che avvolgono il corpo e su quelli che lo accompagnano, andrà fatta una campagna diagnostica che comprenda la datazione al carbonio e che sarà eseguita dal laboratorio di riferimento del Museo Egizio di Torino.

A conclusione di questa complessa fase di indagine, sarà avviato il restauro di Meryt e Baby. L’intervento è stato affidato a Cinzia Oliva, tra i massimi esperti in Italia del settore, attiva presso il Museo Egizio di Torino e con una pregressa esperienza molto importante: in particolare ad inizio del 2017 ha curato il restauro aperto della Mummia di Usai presso i Musei Civici di Bologna, riscuotendo un importante successo di pubblico e critica.

 

Fonte: Ansa

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