Ottant’anni dalla scomparsa di un genio: Ettore Majorana

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La scienza, come la poesia, si sa che sta ad un passo dalla follia.

Leonardo Sciascia

Era il 25 marzo del 1938 quando il 31enne fisico Ettore Majorana face perdere le sue tracce. Si trovava sul traghetto postale Napoli-Palermo e aveva da poco ottenuto la cattedra di Fisica teorica all’Università di Palermo, soffiandola al favorito figlio del famoso filosofo Giovanni Gentile.

La scomparsa del fisico catanese ha destato sin da subito varie speculazioni sulla sua scomparsa tanto è che lo scrittore Leonardo Sciascia nel 1975 scrisse il saggio La scomparsa di Majorana in cui lo scrittore siciliano raccoglie oltre alle notizie frammentarie sul fatto, le dichiarazioni di persone vicine a Majorana rielaborandole in forma romanzata.

Un vero e proprio genio: sin da piccolissimo dimostrò ottime doti matematiche, dopo il diploma classico, si iscrisse a Ingegneria passando poi a Fisica la quarto anno, entrando a far parte dei gruppo di fisici noto come i “ragazzi di via Panisperna” che collaborò con Enrico Fermi alla scoperta dei neutroni lenti.

I ragazzi di Via Panisperna

Majorana era molto sicuro di sé e delle sue capacità: nel 1928, appena iscrittosi a Fisica corresse pubblicamente alcuni calcoli fatti da Fermi, raddrizzò il modello dell’atomo di Heisenberg e criticò le teorie di Dirac.

Ma c’è una sua ipotesi risalente al 1937 che ha trovato riscontri sperimentali lo scorso anno, si tratta del Fermione di Majorana: secondo Majorana alcune particelle, i fermioni appunto, conterebbero sia la materia che l’antimateria.

A scoprirne l’esistenza i fisici dell’Università di Stanford, una scoperta importantissima se si pensa che i fermioni potrebbero portare alla nascita di nuovi computer quantistici iperveloci.

Sulla sua sparizione si sono fatte diverse ipotesi, la più celebre è quella della fuga: nel 2016 la procura di Roma confermò l’ipotesi della fuga in Sudamerica, nel piccolo villaggio di Valencia, ipotesi di cui si occupò anche il programma Chi l’ha visto.

Ma perché scappare? Per alcuni Majorana avrebbe voluto evitare che le sue scoperte (gli appunti sul lavoro tra il 1933 e il 1938 non sono mai state ritrovati) finissero nelle mani sbagliate. I familiari escludono l’ipotesi della fuga, perché in accordo con quanto detto da Pasolini, un uomo così amante della scienza e del suo lavoro avrebbe fatto una fatica immensa a restare lontano dal suo ambiente.

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