Istanbul, alla scoperta delle location di DayDreamer

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DayDreamer – Le ali del sogno, la serie televisiva con Can Yaman, va in onda su Canale 5 e in streaming sul portale Mediaset Play. Nell’attesa di vedere le nuove puntate di lunedì 7 settembre, riviviamo le atmosfere della soap con un viaggio alla scoperta delle location originali di DayDreamer nella città di Istanbul.


Istanbul è terra di frontiera, a metà strada tra Occidente e Oriente, tra modernità e tradizione, tra realtà e sogno. E il sogno è quello che viene portato in scena sul piccolo schermo nella soap turca DayDreamer, Erkenci Kus nell’originale, che nella romantica città turca ambienta la storia d’amore tra Can e Sanem, interpretati rispettivamente da Can Yaman e Demet Ozdemir.

Lui fotografo di professione e viaggiatore per passione, spirito ribelle talentuoso e bellissimo. Lei aspirante scrittrice, sogna di trasferirsi alle Galapagos e nel frattempo lavora per un’agenzia pubblicitaria. È qui che Demet incontra Can, dando inizio a una storia tormentata ma piena di sentimento. Con i suoi millenni di storia e i suoi scorci suggestivi e sognanti, Istanbul è lo sfondo ideale per la nascita del loro amore.

Partiamo quindi anche noi, sulle ali del sogno, alla scoperta delle più belle location di DayDreamer, in Turchia.

Ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

Nazim Hikmet

1. Distretto di Beykoz

Oltre che nella sua storia millenaria, il fascino di Istanbul sta nell’essere divisa tra due continenti, l’Europa e l’Asia. La casa del protagonista di DayDreamer, Can Divit, si trova nella parte asiatica della città, nel distretto di Beykoz. Adagiato tra il Bosforo e il mar Nero, Beykoz ha mantenuto la parvenza di un tranquillo paese di pescatori: il caos e la vivacità delle altre zone di Istanbul sembrano non toccarlo. La ricca vegetazione lo rendono meta di villeggiatura prediletta da politici e star del cinema.

In questo distretto si trovano anche gli studi cinematografici di Beykoz Kundura, dove è stato costruito il quartiere della protagonista Sanem.

2. Çucukcuma, il Quartiere degli Antiquari

Case dai colori pastello, piante rampicanti, graziosi negozi: il quartiere dove vive Sanem sembra uscito da una fiaba. È uscito, invece, dagli studi di produzione di Beykoz Kundura. Ma non è del tutto frutto della fantasia dei produttori: a Istanbul esistono varie zone molto simili a questa. Come Çukurcuma, il quartiere degli antiquari, dove si concentrano i migliori negozi di antiquariato della città. A Çukurcuma il tempo sembra essersi fermato a un passato magico e sospeso. Forse per questo lo scrittore Orhan Pamuk, premio Nobel per la Letteratura nel 2006, l’ha scelto per costruirvi il suo Museo dell’Innocenza, un museo letterario che contiene ” i veri oggetti di una storia di fantasia”, quella raccontata nel suo romanzo omonimo. Anche nella finzione di base, il museo offre uno sguardo fedele sulla vita della borghesia di Istanbul dal 1970 ai primi anni 2000, ed è oggi tra le mete turistiche più frequentate della città.

3. Ponte e Torre di Galata

 

Sullo sfondo delle vicende sentimentali di Can e Sanem, si intravvedono alcuni luoghi simbolo di Istanbul e dell’intera Turchia. Tra questi c’è il Ponte di Galata, che collega la parte antica e la parte moderna della città. Nel Cinquecento il sultano Bayezid II affidò il progetto di rinnovare l’antico ponte medioevale agli italiani Leonardo da Vinci e Michelangelo, ma i loro disegni furono respinti. Quello che si vede oggi è la quinta versione del ponte, risalente al 1994. È costruito su due livelli: nella parte bassa si affacciano negozi, bar e ristoranti pittoreschi.

Alla fine del ponte, la funicolare di Tünel conduce sulla collina che accoglieva un tempo la cittadina di Galata, dove nel Duecento si stabilirono i mercanti della Repubblica di Genova dopo l’alleanza con i bizantini. Per difendersi dagli attacchi esterni, i genovesi costruirono la Torre di Galata: oggi vi si leggono ancora iscrizioni in lingua italiana, a testimonianza del passato di questa “Little Italy” turca. È visitabile tutti i giorni e di sera si trasforma in ristorante. Dalla sua cima si gode di una vista incantevole sulla città di Istanbul.

 

4. Basilica di Santa Sofia

Con i suoi quattro minareti e la sua cupola imponente, la Basilica di Santa Sofia è il vero simbolo di Istanbul. Meraviglioso esempio di architettura bizantina, fu costruita da Giustiniano tra il 532 e 537. Nei suoi quasi 1500 anni ha avuto diverse identità: prima chiesa cristiana dedicata alla Sophia, la Sapienza di Dio, poi trasformata in moschea nel Quattrocento per volere di Mehmet II, sconsacrata nel Novecento e adibita a museo.

Quest’anno, per volere del Presidente turco Erdoğan, la Basilica è stata riconvertita al culto islamico. All’interno della basilica si può ammirare il famoso mosaico che rappresenta l’Imperatore Costantino e l’Imperatrice Zoe nell’atto di adorare Cristo.

5. Moschea Blu

In alcune scene di Daydreamer si riconosce un altro edificio religioso spettacolare: è la Moschea di Sultanahmet, nota come “Moschea blu” per le ceramiche azzurre e turchesi che ne decorano gli interni. 260 finestre fanno risplendere le maioliche rendendo l’atmosfera mistica e sognante.

Tra le particolarità della Moschea c’è quella di avere ben sei minareti, un primato che all’epoca della sua costruzione era condiviso solo con la moschea di Masjid al-Harām alla Mecca. Fu il sultano Ahmed I a volerla erigere nel Seicento, per lasciare ai posteri un segno tangibile del potere dell’Impero ottomano. La sua posizione, proprio di fronte alla Basilica di Santa Sofia, rappresentava un atto di sfida: cristianità e islamismo si affrontavano senza fine.

6. Chiesa di San Salvatore in Chora

Più piccola delle altre chiese che abbiamo incontrato nel nostro viaggio, ma altrettanto sorprendente per i suoi mosaici e affreschi. La Chiesa di San Salvatore in Chora, ovvero “in campagna”, conserva nel nome l’origine medioevale che la vedeva esterna alle mura Costantinopoli.

Nata come chiesa ortodossa, fu trasformata in moschea con la conquista degli ottomani, che decisero di risparmiare le decorazioni cristiane coprendole con uno strato di calce. Quelle decorazioni, tornate visibili in tutto il loro splendore quando la moschea fu convertita in Museo, oggi sono nuovamente minacciate: come per la Basilica di Santa Sofia, anche questo luogo verrà riaperto al culto islamico, contrario alla rappresentazione di figure umane nell’arte. Che ne sarà dei mosaici? Forse saranno nuovamente coperti, nascondendo alla vista uno degli esempi più belli e meglio conservati dell’arte bizantina.

 

 

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