Federalberghi, tassa di soggiorno bye bye?

Linda Tiralongo
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Tassa di soggiorno

Si torna a parlare di tassa di soggiorno e di turismo all’italiana. I toni non sono di certo pacati e vanno ad inasprire i conflitti  propri di una materia contesa quanto complicata, quella turistica.


Dal 2001, il turismo è
materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni, ciò significa che l’Italia stabilisce linee guida generali e demanda alle Regioni e agli Enti Locali la competenza a legiferare.

È il caso dell’imposta di soggiorno introdotta nel 2010 dopo essere stata precedentemente abolita. Lo Stato l’ha rintrodotta e ai Comuni è rinviata la competenza di riscuotere l’introito nella misura che loro stessi stabiliscono. Il gettito dovrebbe essere poi destinato a investimenti di natura turistica.  

Lo scopo dell’imposta, che finisce dalle strutture ricettive alle casse dei Comuni, è recuperare risorse finanziarie da destinare allo sviluppo di politiche turistiche locali. La ratio è precisa e chiara. Peccato che non lo sia l’operato dei Comuni:

  • non tutti i Comuni applicano la tassa di soggiorno;
  • quelli che la applicano destinano solo parte del gettito derivante a politiche di interesse turistico.

A ciò si aggiungerebbe anche un’ipotesi di studio al vaglio del Governo secondo cui l’imposta di soggiorno potrebbe essere rivista al rialzo recuperando i soldi dei turisti ‘evasori’ direttamente dagli hotel.

Prospettiva che già sul nascere incontra il disappunto del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca che dichiara:

È una vera follia. Noi siamo imprenditori e non facciamo gli esattori, per conto di nessuno.

E ancora rincara la dose ribadendo:

Non usciremo mai da questa crisi se continuiamo in questo modo. Dobbiamo aiutare i settori che cominciano a rialzarsi. Basta con il pensare ad aumentare la tassa di soggiorno, che è già la più alta in Europa. Inviterei piuttosto il Governo a fare i controlli e far pagare la tassa a tutti quelli che la devono pagare a cominciare dai bed and breakfast abusivi (ne spuntano ogni giorni di nuovi) e agli affitti brevi di seconde case (anche di una sola notte) soprattutto a Milano e nella capitale. 

Secondo l’indagine di Federalberghi di agosto 2015, entro l’anno i comuni italiani incasseranno circa 429 milioni di euro a titolo di imposta di soggiorno e imposta di sbarco. 

Roma, Milano, Venezia e Firenze sono le 4 città con il maggior gettito: oltre i 238 milioni di introiti.
In cima alla lista c’è Roma in cui le stime di entrate per il 2015 ammontano a circa 123 milioni di euro, equivalenti al 28,7% del totale. Cifre da capogiro a cui si arriva con misure diverse, in quanto l’aliquota dell’imposta di soggiorno è a discrezione del Comune e delle caratteristiche della struttura ricettiva come il numero di stelle dell’hotel.

Dall’indagine Federalberghi emerge che il prelievo medio è di 1,63 euro a pernottamento: 3,44 a Milano, 3,20 a Roma, 2,59 a Firenze, 2,48 a Venezia. 

A livello statale non c’è un regolamento che fissa i principi generali di applicazione dell’imposta di soggiorno:  la prassi più diffusa tra i comuni del Bel Paese, vede pertanto l’imposta legata al numero di pernottamenti, alla tipologia di esercizio ricettivo e alla relativa categoria.

Ma dove vanno a finire gli introiti derivanti dall’imposta di soggiorno? La conseguenza  del riparto delle competenze tra Stato e Enti Locali si è tradotto in modo differente da nord a sud. Come rileva Federalberghi solo il 6% delle entrate totali derivanti dall’imposta nel 2014 per il Comune di Roma sono stati destinati al turismo. E il rimanente 94%?

A Milano invece,  il 10,2% delle risorse finanzia interventi per lo sviluppo e valorizzazione del turismo, mentre l’89,8% è destinato ad attività culturali, ma non turistiche.

La soluzione più condivisibile? Secondo Federalberghi la strada giusta da imboccare sarebbe quella di abolire l’imposta che finanzia poco e male le politiche turistiche del Paese e finanziare le funzioni svolte dagli enti locali in campo turistico attraverso “compartecipazione degli stessi al gettito Iva di tutte le attività produttive, non solo terziarie, che traggono beneficio dall’economia turistica”.

 

 

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