A Roma cent’anni di storia dell’arte italiana attraverso il disegno

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Roma. Cento anni di storia dell’arte italiana attraverso il disegno. Un concentrato di grandi nomi per leggere come nel corso del Secolo Breve i maestri hanno affrontato i fermenti della modernità.


Da Boccioni a Balla, Da Sironi a De Chirico, La Scuola Romana, Modigliani, Cucchi, Capogrossi, Fontana, gli anni Cinquanta e Sessanta, l’informale, fino al Duemila: è una cavalcata tra i giganti del segno la mostra che la Galleria Russo di Roma propone fino al 13 dicembre con una novantina di opere straordinarie.

Tra le carte di maggiore pregio, tre rari disegni di Amedeo Modigliani provenienti da una collezione formata all’inizio degli anni Quaranta mai usciti e riemersi recentemente.

“Si è partiti da disegni molto belli e significativi presentando veri capolavori” – spiega il curatore Fabio Benzi – “Alla fine un panorama, seppur molto sintetico, viene fuori. L’ Italia è il paese dove si è inventata l’ idea del disegno, sicchè il disegno ha una sua continuità, in un rapporto continuo e costante con l’ Europa, un dialogo di ricezione e di risposta”.

“Nel disegno l’Italia conserva una maestria che viene da lontano. Ci sono grandi disegnatori anche negli altri paesi – spiega Benzi – ma non sono così tanti. Picasso è un disegnatore sublime, Matisse è magnifico ma poi? Altri bravissimi artisti non sono grandi disegnatori. In Italia anche in figure meno eclatanti abbiamo una altezza in questa tecnica che arriva ai grandi livelli europei”.

La mostra “Il disegno italiano nel Novecento” procede secondo un criterio cronologico presentando i maggiori esponenti del panorama artistico. Si comincia con un autoritratto di Piero Marussig del 1898, poi ecco il Balla prefuturista con una veduta di Villa Borghese (1902) e il bellissimo Ritratto di giovane che ride, pastello carboncino e biacca del 1905.

E ancora le visioni crepuscolari di Duilio Cambellotti, il bell’ autoritratto di Gino Severini (1904). Accanto a Sironi, Carlo Erba, le matite e le tempere futuriste di Balla, e, appunto le due tempere e l’ acquerello e china di Modigliani, realizzati tra il 1914 e il 1916.

A spiccare è poi il Ritratto di Nerina Poggio, grande pastello su carta telata del 1916 di Umberto Boccioni. Carlo Carrà, Gerardo Dottori, De Chirico scorrono con Scipione, Savinio, Wildt, Casorati, Mario Mafai e Fausto Pirandello. A rappresentare gli anni Cinquanta l’ inchiostro senza titolo di Giuseppe Capogrossi e Afro.

Tra gli artisti del decennio successivo Piero Dorazio e Lucio Fontana. La corsa si chiude con Enzo Cucchi, Mario Schifano e il Mimmo Paladino del 2000. E’ un viaggio suggestivo che abbraccia maestri di epoche, scuole e stili diversi ma tutti comunque “sostenuti sempre da quella qualità disegnativa innata che deriva da una tradizione secolare ininterrotta”.

Il ricchissimo contesto italiano, sottolinea Benzi, “coinvolge tutti: artisti maggiori e minori, costituendo una koinè che se ben letta pare un piccolo – o grande – Rinascimento”.

 

Fonte: Ansa

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