Into the wild, il Monferrato che non ti aspetti tra cerca dell’oro e altre avventure

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Quel Monferrato che non ti aspetti, tra cerca dell’oro, trekking, equitazione e luoghi incontaminati. Parola d’ordine: into the wild! Per un’estate “distanziata”, sicura e serena.


Cercare l’oro col setaccio come nella miglior tradizione old wild west (e portarsi a casa il bottino)? Esplorare canyon, calanchi e strette gole al suono delle rapide del fiume? Camminare nella natura incontaminata sotto al volo dell’aquila migratrice alla scoperta di laghi nascosti? E tutto questo… non nel Klondike ma nel Monferrato, nel sud del Piemonte? Si può.

Mai come in questo momento la chiave di una ritrovata serenità arriva dalla scoperta di luoghi veramente incontaminati e spesso poco conosciuti, al ritmo del proprio respiro, unendo la bellezza della natura ad esperienze dirette e di emozione profonda. Quando si pensa al Monferrato, di solito le  immagini che vengono d’istinto alla mente sono di colline dalle forme morbide e tralci di vite e in effetti la zona che ha anche avuto la designazione a Patrimonio Unesco, nella parte settentrionale della provincia di Alessandria, ha queste affascinanti caratteristiche.

Tuttavia c’è un altro Monferrato, sull’Appennino piemontese al confine con la Liguria – a un’ora di auto da Torino, Milano e Genova – sorprendentemente wild,  per la suggestività dei suoi luoghi, tra borghi, castelli e paesaggi incontaminati che, in un incontro raro tra ambienti mediterranei e montani,  è un vero paradiso per chi ama natura selvaggia e attività outdoor, anche tra le più inaspettate, come la possibilità di cercare l’oro nel fiume. Siamo nell’Alto  Monferrato, nella zona dell’ovadese, nota per il suo vino docg Dolcetto e i suoi diciannove castelli a presidio di altrettanti fascinosi borghi) ed ecco qualche spunto di destinazione per weekend lunghi o scelta di vacanza, unibili anche in un percorso a tappe per cogliere il meglio di ogni angolo di questo territorio.

La cerca dell’oro: dal Gorzente all’Orba, è l’oro in comune

Si dice che la presenza di sabbie aurifere nei fiumi del territorio fosse, già in antichità,  sancita dalla presenza delle lettere “or” nei nomi dei fiumi locali, come ad esempio il Gorzente, che nasce nel Parco delle Capanne di Marcarolo o l’ Orba, piu a valle. Le acque di questi torrenti portano a valle tracce di oro alluvionale, risalente al quaternario, durante il periodo delle glaciazioni e pochi sanno che già nel primo millennio a.C. la ricerca dell’oro era già praticata setacciando il fiume, ma i romani ne fecero una vera e propria attività organizzata tanto che furono fondati due insediamenti: la Rondinaria (vicino a Ovada) e la Rondinella, in prossimità della attuale Casal Cermelli (attività mai terminata sia in medioevo che nei secoli successivi, sino a una estrazione semi industriale nel ‘900).

Ecco perché partiamo da qui, a Casal Cermelli, a fondo valle, con un percorso a ritroso rispetto alla vita del fiume, per l’esperienza unica e certo indimenticabile della “cerca”, non solo per intrepidi e solitari cercatori, ma anche per famiglie (l’esperienza diretta dei ragazzi è consigliata dai 12 anni). Qui si trova infatti, l’unica area autorizzata per la ricerca dell’oro a scopo amatoriale scientifico e didattico, da parte della Regione Piemonte, proprio per la tradizione antichissima di questa attività e gestita presso la Cascina Merlanetta, azienda agricola a conduzione biologica nonché fattoria didattica affacciata sulla sponda sinistra del torrente Orba che si trova in zona SIC (sito di importanza comunitaria) e nella  “riserva naturale speciale del torrente Orba”. Qui si trova il Museo dell’oro, una area espositiva che racchiude antichi strumenti del mestiere, reperti  anche risalenti all’età romana, manufatti, oggetti e documenti legati alla  cerca dell’oro.

Risalire alla fonte. Le capanne di Marcarolo

Il fiume Gorzente, quello che porta l’oro al fiume Piota e poi all’Orba, a  valle, nasce in un luogo incontaminato del Monferrato, dalla natura spettacolare: il Parco delle Capanne di Marcarolo (da 335 a  1172 metri s.l.m.) che, sebbene, dal punto di vista amministrativo ricada interamente nel Piemonte (splendidi i borghi di Bosio, Casaleggio Boiro, Lerma, Mornese, Tagliolo Monferrato e Voltaggio) mantiene legami indissolubili – storici, culturali ed ambientali- con l’entroterra ligure e genovese in particolare. Una splendida contaminazione nell’enogastronomia, nell’architettura dei borghi e persino nell’accento degli abitanti. E anche la flora alpina e mediterranea convivono  spesso con esemplari di piante rare che offrono fioriture emozionanti, cosi come in autunno l’incanto è dato dai colori dei boschi di faggio, di castagno o di rovere.  Per la fauna, ricchissima, vista la dimensione  incontaminata, non si può non menzionare il biancone, aquila migratrice  che nidifica nel Parco ed è anche il simbolo dell’area protetta.

Paradiso degli amanti della natura e degli sport all’aperto, il Parco delle Capanne è al suo meglio dalla primavera all’autunno quando diviene il regno di ogni tipo di attività outdoor: dal trekkingall’equitazione, al bike. 9 punti di arrivo del traffico motorizzato e 15 bacheche informative sono il punto di avvio dell’esperienza alle Capanne.  150 km di sentiero (stima), 23 sentieri escursionistici, soddisfano le esigenze di tutti, dalla famigliola con bambini con sentieri didattici come il “Sentiero Naturalistico Lavagnina” (SNL) (all’escursionista più esigente che può fare il “Sentiero dei laghi del Gorzente”: 15 km immersi nella natura dell’Appennino piemontese tra boschi e praterie incontaminate in cui sopravvivono piante e animali altrove estinti; torrenti di acqua limpidissima, che scorrono incassati tra pareti ripide e scoscese; profumi di essenze alpine e mediterranee, che si mescolano inebrianti in queste montagne a ridosso del mare. E poi,  paradiso non solo  per il bike con la possibilità di fruizione in mtb e la possibilità di noleggio di bici a pedalata assistita (punti noleggio Capanne di Marcarolo – Casaleggio Boiro e Gavi – referente Hobby Bici 3939330687), ma anche per chi ama il trekking a cavallo, per i quali ci sono parecchi maneggi che organizzano escursioni. Inoltre aree pic nic e baite con ristorazione tipica rendono il soggiorno perfetto anche per le famiglie. Dal punto vista paesaggistico consigliamo le  perlustrazioni  lungo il fiume Gorzente ma anche del  Lemme, il Piota e lo Stura, tra canyon, gole e spiaggette o fare escursioni ai  laghi della Lavagnina e ai laghi del Gorzente, dove l’azzurro delle acque si fonde con quello del cielo, in una dimensione fuori dal tempo.

Altri spunti di visita: l’Ecomuseo Cascina Moglioni con un percorso multimediale, l’orto didattico e il frutteto collezione, le antiche stalle, i castagni secolari, il laboratorio con gli attrezzi da lavoro e il Teatro della Natura, dove vengono organizzati concerti e spettacoli nel periodo estivo.

Da qui inoltre dipartono moltissimi degli itinerari sia storico culturali che naturalistici.

Il santuario della Benedicta. È struggente e denso di pace al contempo questo luogo nel cuore del Parco, che ricorda, nel silenzio e nei colori del bosco, l’eccidio dell’aprile del 1944 di 147 partigiani, per lo più giovanissimi, obbligati a scavare le proprie fosse accanto al cascinale della Benedicta , convento benedettino dal medioevo,  centro di proprietà terriera degli Spinola in età moderna e poi sede del comando partigiano della III Brigata Liguria, sino alla distruzione a mano dei fascisti. Nel 1996 il presidente della Repubblica ha conferito alla provincia di Alessandria la medaglia d’oro al valore per l’attività partigiana, con motivazione che riferisce all’eccidio della Benedicta come evento emblematico della Resistenza italiana. Per informazioni http://www.areeprotetteappenninopiemontese.it   e www.alexala.it

E nel wild il borgo dell’emozione: Voltaggio

Unire natura, trekking e la dimensione del borgo incastonato nell’area del Parco delle Capanne di Marcarolo? Voltaggio è sosta imperdibile nel Monferrato per gli amanti del buon vivere e del bello, oltre che  punto di partenza per un sentiero da trekking d’estate verso il Monte Tobbio. Di influenza ligure evidentissima, un suggestivo ponte romano a schiena d’asino che si staglia sullo skyline delle case colorate, Voltaggio è davvero una chicca che nasconde altre chicche inaspettate e che sorprendono, come il complesso conventuale dei Cappuccini di Voltaggio – secolo XVI-  che ospita una Pinacoteca con quadreria del 600 genovese straordinaria. Inoltre, nel borgo c’è l’unico quadro che raffigura Dante, inserito per la provincia di Alessandria nelle celebrazioni nazionali dantesche del 2021. Si trova nella Sala del Consiglio Comunale, attribuito al Marchese Del Maino Sforza e raffigura Dante Alighieri che spiega la divina commedia a Frate Ilario ( metà secolo XIX). Ma non di sola arte vive l’uomo… Per gli amanti dei sapori e del vintage è immancabile la visita al panificio Carrosio, ove dal 1898 si avvicendano le generazioni, usando lo stesso lievito madre che si rigenera, per produzione di pane e focacce di ogni tipo e dei famosi amaretti morbidi di Voltaggio: il laboratorio è un salto indietro negli anni cinquanta, con forno e mobili originali. E, per una idea di trekking estivo, da Voltaggio, muniti di scarponi e attrezzatura adatta, parte ( da piazza Ferrari) un sentiero (Segnavia Cai 403) che , in otto km, porta al Monte Tobbio (1092 metri), tra castagni, faggeti, punti panoramici e full immersion nel wild.

 

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