Ai Weiwei e la libertà. A Firenze la prima mostra dell’artista cinese in Italia

Barbara Gigante
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“La stupidità può vincere una battaglia, non la guerra: la natura umana è ricerca della libertà. Chi governa può ritardare la libertà, ma non fermarla.”

Ai Weiwei

Se vi capitasse di passare davanti lo storico Palazzo Strozzi in questo periodo e fino al 22 Gennaio 2017, probabilmente vi ritrovereste a chiedervi chi abbia istallato sulle sue facciate ben 22 gommoni rossi.

La risposta è che solo l’originalità controversa di un maestro d’arte come Ai WeiWei poteva riuscire in una simile impresa.

Lo scopo? Far riflettere sulla tragedia dei migranti che attraversano il mediterraneo in cerca di salvezza sulle nostre coste, tramite le provocazioni cui l’artista cinese è avvezzo.

Quei gommoni che siamo soliti vedere nei telegiornali, affollati di anime disperate, quei carnai della speranza pieni di sopravvissuti, vengono riproposti nel cuore del centro storico di una delle città più importanti d’Italia per la sua storia dell’arte.

Un tocco di modernità che spezza l’omogeneità artistica degli edifici fiorentini, per irrompere con la forza della discontinuità nelle nostre coscienze e smuoverle, interrogandole.

Dell’ultimo periodo della sua produzione artistica Ai Weiwei ne ha fatto militanza politica, non indirizzata a sostenere alcun partito nello specifico, ma vogliosa di invitare alla riflessione sui grandi temi del presente. I ritratti dei dissidenti politici, realizzati in LEGO, ne sono un’espressione.

La mostra dedicatagli “Ai Weiwei. Libero” utilizza palazzo Strozzi come spazio espositivo omogeneo, per esaltare una delle caratteristiche portanti della sua arte, quale la fusione tra modernità e tradizione, senso d’appartenenza alle proprie origini e ribellione politica.

L’uomo che negli anni ’80 riuscì, tramite il collettivo da lui fondato “Stars”, a realizzare la prima mostra di arte contemporanea in Cina, sbarca in Italia portandosi dietro tutta la sua capacità pervasiva e critica, ancora più disturbante se associata alla sua storia personale.

Ai Weiwei venne rinchiuso in una località segreta per tre mesi, mentre il suo studio veniva distrutto dalle autorità proprio a causa delle sue contestazioni al governo cinese.

Ne parlarono i giornali e le televisioni di tutto il mondo, a testimonianza di quanto la sua arte avesse ormai acceso irreversibilmente i riflettori sui metodi dittatoriali della Cina e di quanto, in generale, sia sconveniente in termini d’immagine contrastare la forza soverchiante dell’arte. Divenuto artista simbolo di ribellione, Ai Weiwei è ormai apprezzato e amato in tutto il mondo.

La mostra a Palazzo Strozzi è un’ampia retrospettiva che spazia dal periodo newyorkese, tra gli anni ottanta e novanta, in cui scopre l’arte dei suoi “maestri” Andy Warhol e Marcel Duchamp, passando per le grandi opere iconiche degli anni duemila, fatte di assemblaggi di materiali e oggetti come biciclette e sgabelli, per arrivare all’attivismo politico dell’ultimo periodo.

Il titolo ne esalta la liberazione, perché è libertà che le sue opere si sono sempre fatte portatrici. Per la prima volta, finalmente, le ospitiamo in Italia.

“Ai Weiwei. Libero” dal 23 Settembre 2016 al 22 Gennaio 2017

Palazzo Strozzi, Firenze

Curatore: Arturo

Orario mostra: Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì: 10.00-23.00

Fonte:  Fondazione Palazzo Strozzi

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