Città fantasma: le 5 più suggestive vicino a Roma

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Nei dintorni della Capitale si celano tanti borghi abbandonati da secoli. Sono luoghi misteriosi, dominati dal silenzio e circondati dalla natura.

Vicino Roma sono diverse le città fantasma, oramai disabitate e abbandonate alla vegetazione incontaminata. Non per questo hanno perso il loro fascino e il loro patrimonio artistico e culturale. Passeggiando per queste piccole cittadine che un tempo erano teatro di storie antiche, duelli, amori, leggende e scene di vita quotidiana, si ha la sensazione di un incredibile e affascinante viaggio nel tempo tra torri, fortezze, castelli diroccati, vicoli, suggestive rovine e sentieri deserti.

La maggior parte di questi borghi fantasma si trovano disseminati nella provincia di Viterbo, facilmente raggiungibile da Roma.

Ecco quindi le cinque città fantasma più suggestive attorno a Roma, la loro storia e le curiosità ad esse legate. La classifica è stata ideata dall’hotel Eitch Borromini, fra i più rappresentativi della Capitale.

Chia

Questa piccola cittadina è una delle perle più affascinanti della Tuscia, tanto che Pasolini acquistò proprio in questo luogo una torre. Il suo amore per questo meraviglioso posto oggi abbandonato lo si evince nelle parole: «Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti, che io vorrei essere scrittore di musica, vivere con degli strumenti dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri, e lì comporre musica l’unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà», tratte dal poema Poeta delle ceneri.

La torre è stata eretta nel 1250 ed è alta 42 metri, quando nel 1970 Pier Paolo Pasolini la acquistò, la restaurò costruendoci intorno una casa ricca di vetrate cosi da poter ammirare il panorama da ogni angolazione. Chia è interessante non solo per la torre, ma anche per il contesto in cui è inserita in quanto, tutt’oggi, conserva la sua pianta originale risalente al XII secolo.

Sullo stesso itinerario che porta alla torre sorgono anche le meravigliose Cascate di Fosso Castello, createsi in maniera naturale dal torrente Castello. Percorrendo i sentieri di questo luogo magico si possono ammirare resti di maestosi altari che i sacerdoti etruschi utilizzavano per venerare gli dei, questo è un borgo poco conosciuto nel Lazio ma è ricco di fascino e storia.

 

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Camerata Vecchia

Le rovine di questo antico borgo sono situate a 1255 metri di altezza su uno sperone di roccia nel Parco Regionale dei Monti Simbruini, e anche se la zona in cui sorge è priva di ogni confort, da qui si può godere di uno splendido panorama sulla Piana del Cavaliere. Gli abitanti decisero di costruire il loro paese in un luogo cosi impervio a causa dei continui attacchi da parte dei saraceni, in questa posizione infatti si potevano difendere con più facilità.

Nell’inverno del 1859 da un caminetto mal custodito iniziò un devastante incendio che in poco tempo si propagò in tutte le case, difficile da raggiungere e senza una grande quantità di acqua, il fuoco distrusse gran parte del paese. Gli abitanti furono costretti a scappare e decisero di ricostruire a valle il loro nuovo paese: Camerata Nuova.

Oggi Camerata Vecchia è raggiungibile solo a piedi attraverso dei sentieri ben segnalati, si può addirittura entrare in alcune abitazioni e osservare dei reperti storici molto importanti come l’arco che reggeva la chiesa parrocchiale. A pochi chilometri di distanza dall’antico borgo sorge l’altopiano carsico di Camposecco, luogo che è stato protagonista di numerose scene del film Lo chiamavano Trinità, con Bud Spencer e Terence Hill.

Monterano

Sorge a nord di Roma, a due passi da Manziana e dal Lago di Bracciano. Si tratta della città fantasma per eccellenza: un luogo bucolico di affascinanti rovine. Qui gli etruschi veneravano il Dio dell’Oltretomba Math, da cui il posto prese il nome. Un tempo era un glorioso feudo e ducato dove vivevano famiglie molto importanti come gli Orsini e gli Altieri, la sua gloria finì molto presto, nel 700, a causa della malaria che nel giro di pochi decenni lo portò ad essere un paese deserto ed abbandonato.

Tutt’oggi in questo sito si possono ammirare i capolavori architettonici realizzati su progetto del Bernini come la facciata del Palazzo Ducale con la splendida fontana del Leone, la Chiesa e il Convento di San Bonaventura. L’interno di questo edificio è stato il set cinematografico di una delle scene del film Il Marchese del Grillo, quella in cui il brigante Don Bastiano attende Alberto Sordi.

Appena giunti nel borgo, la prima cosa in cui ci si imbatte è l’acquedotto a doppia arcata del XVI secolo. La leggenda narra che sia stato costruito in una sola notte dal diavolo in cambio di sacrifici di animali da parte della popolazione. Gli abitanti però non mantennero la promessa e il diavolo scatenò la terribile pestilenza che uccise tutti. Monterano è considerato come il borgo fantasma più suggestivo e affascinante del Lazio.

 

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Rocchette e Rocchettine

Sono due fortezze gemelle che sorgono su due rocce dei Colli Sabini, ai lati opposti del torrente Aia, affluente del Tevere. Costruite nel XIIII secolo una di fronte all’altra, avevano l’importante compito di proteggere l’arteria che metteva in collegamento Rieti con la Valle del Tevere a Roma. Quando vennero costruite vie di comunicazione più efficaci, Rocchette e Rocchettine persero di importanza. Non si hanno notizie certe sugli artefici della loro realizzazione. Si può però supporre che Rocchettine, originariamente chiamata Rocca Guidonesca, possa essere stata edificata proprio dalla famiglia dei Guidoneschi.

Notizia certa è che nel 300 entrambi i borghi furono di proprietà dei Savelli, degli Orsini nel 500 per poi passare alla proprietà della chiesa nel 700. Rocchettine oggi è deserta, ma nonostante il tempo passato conserva ancora il suo fascino cupo e misterioso con i suoi ripidi pendii che si ergono a strapiombo sulla vallata sottostante.

Rocchette, invece, è tutt’ora un delizioso borgo medievale abitato e ricco di vicoli e vie che si inerpicano fino alla chiesa di San Lorenzo che, con il suo campanile svetta sopra le abitazioni.

Stazzano Vecchio

Questo antico borgo sorge nei pressi di Palombara Sabina. Qui sembra che il tempo si sia fermato al 24 aprile 1901 quando una fortissima scossa di terremoto distrusse gran parte del paese. Le origini del paese di Stazzano cosi come del nome sono abbastanza incerte e misteriose. Secondo alcune fonti Stazzano deriverebbe dalla famiglia degli Stazi che costruirono qui la loro villa rurale. Secondo altre era la stazione di accesso che permetteva di raggiungere gli stazzi dislocati nelle zone di montagna circostanti. Altre fonti, invece, sostengono che il suo nome possa far riferimento alla parola stazzo che sta ad indicare un agglomerato di case ad altezze più o meno elevate.

Ad oggi, dopo quasi più di un secolo di abbandono, il tempo non è riuscito a cancellare le tracce di questo antico borgo. La natura selvaggia ed incontaminata è diventata parte integrante degli edifici rimasti in piedi. Tra i ruderi è ancora ben riconoscibile la sua forma urbana.

Passeggiando per quelle che un tempo erano le strade del borgo è possibile osservare ciò che resta del castello. La sua cinta muraria con tre torri circolari e al centro del cortile la torre quadrangolare di circa 25 metri di altezza. Il borgo di Stazzano vecchio è uno dei paesi fantasma meno conosciuti del Lazio, tanto da non essere segnalato in nessuna guida turistica.

Fonte: Eitch Borromini.

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