Sulla via dei Longobardi: Spoleto

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Spoleto acquedotto

Lungo un percorso ideale che parte da Pavia e arriva a Benevento, si incontra Spoleto. Qui le tracce dei Longobardi sono ancora ben visibili e testimoniano una storia lunga secoli.


Sono salito a Spoleto, mi sono recato sull’acquedotto che fa anche da ponte tra una montagna e l’altra. Le dieci arcate che scavalcano la valle se ne stanno tranquille nei loro mattoni secolari, e continuano a portar acqua corrente da un capo all’altro di Spoleto. Per la terza volta vedo un’opera costruita dagli antichi, e l’effetto di grandiosità è sempre lo stesso.

           Johann Wolfgang von Goethe

 

I Longobardi invadono l’Italia nella primavera del 568, estendendo progressivamente il loro dominio, in opposizione a quello bizantino. Il territorio nazionale conquistato si divide così in Longobardia Maior, dalle Alpi all’odierna Toscana, con Pavia come capitale del Regno, e Longobardia Minor, corrispondente ai ducati di Spoleto e Benevento. L’influenza del popolo germanico in queste aree è ancora ben visibile e si rintraccia tanto nell’architettura quanto nelle tradizioni, dalla lingua alla cucina. Sono i segni di un legame antico, che in terra umbra risale al Ducato di Spoleto, e che oggi è possibile ripercorrere, in un vero e proprio viaggio nel tempo.

Italia bizantina e longobarda cartina

Il Ducato di Spoleto 

Non si conosce con certezza l’anno di fondazione del Ducato di Spoleto, poiché l’unica fonte longobarda che tratti il periodo più antico, l’Historia Langobardorum di Paolo Diacono, fornisce al riguardo dati piuttosto vaghi. La storiografia moderna ritiene, comunque, che la penetrazione longobarda nell’Italia centro-meridionale sia leggermente successiva all’invasione del settentrione da parte delle truppe di Alboino nel 568.

Fu presumibilmente Faroaldo I, ribellatosi ai bizantini, a dare vita al Ducato, intorno al 576, governandolo poi con il titolo di dux fino alla sua morte, nel 591. Il Ducato di Spoleto sopravvisse a lungo anche dopo la caduta del Regno longobardo (774). Passò prima a dinastie franche, mantenendosi comunque florido e indipendente, fino al XII secolo, per poi divenire, nel 1198, provincia dello Stato della Chiesa. 

I confini del Ducato furono spesso incerti e mutarono ripetutamente durante l’esistenza del Regno longobardo. Il suo nucleo stabile confinava ad est con il Mare Adriatico, a sud con il Ducato di Benevento e con l’Esarcato d’Italia bizantino; a ovest con il cosiddetto Patrimonium Petri (appartenente alla Santa Sede); a nord con il Corridoio Bizantino, che univa Roma a Ravenna, e a nord-est con la Pentapoli bizantina.

 

San Michele nella PAvia longobarda. Via WIkimedia Commons Pavia longobarda: alla scoperta dell’antica capitale del Regno

Spoleto longobarda: cosa vedere 

La Basilica di San Salvatore

Basilica di San Salvatore

Eretta sul Colle Ciciano, la Basilica di San Salvatore è inglobata all’interno del cimitero di Spoleto, fuori dalle mura medievali della città. Inizialmente dedicata ai martiri Concordio e Senzia, accomunati da virtù taumaturgiche – più tardi collegate all’acqua saluberrima che sgorgava dal Colle – la Basilica fu poi intitolata a San Salvatore, probabilmente per mano dei Longobardi. 

L’edificio presenta un impianto a tre navate, con presbiterio tripartito che, nella zona centrale, è coperto da una struttura a volta su base ottagonale. Della decorazione interna non rimangono che stucchi in controfacciata ed alcuni elementi dell’apparato pittorico nell’abside. Qui, sul fondo della nicchia centrale, è dipinta una croce gemmata simile a quella raffigurata tra i due angeli nella cella del Tempietto sul Clitunno.

Dal 25 giugno 2011 la chiesa fa parte del patrimonio mondiale Unesco come parte del sito seriale I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.). Insieme alla Basilica di San Salvatore appartiene al sito, che comprende le più importanti testimonianze longobarde sul territorio italiano, anche il Tempietto del Clitunno a Campello.

Il Tempietto del Clitunno a Campello 

Tempietto sul Clitunno a Campello

Il Tempietto del Clitunno si trova nel comune di Campello sul Clitunno, nella frazione di Pissignano, lungo il declivio del colle di San Benedetto dominante la valle spoletina. Considerato uno tra i più interessanti monumenti altomedievali dell’Umbria, è tra i sette gioielli dell’arte e dell’architettura longobarda in Italia. Tra gli elementi più attraenti della visita vi è la suggestiva posizione.

L’edificio, che riutilizza elementi architettonici di età romana pertinenti forse alle strutture di un precedente santuario intitolato al dio Clitumnus (divinità identificata con Giove), ha la forma di un tempietto classico.

Ritenuto a lungo un sacello romano, l’edificio è stato oggetto di numerose interpretazioni riguardo alle sue fasi costruttive. Una prima ipotesi lo vede innalzato nel IV–V sec. d.C., come chiesa intitolata a San Salvatore. Recenti studi hanno invece permesso di circoscrivere la cronologia dell’edificio all’età longobarda.

Il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto

Museo Nazionale del Ducato di Spoleto

Il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto si trova all’interno della Rocca Albornoziana, nella parte alta del centro storico di Spoleto. Inaugurato nel 2007 in seguito al totale restauro degli ambienti interni della fortezza, il museo nasce con l’obiettivo di documentare la storia del Ducato longobardo. L’allestimento occupa quindici sale storiche ed è articolato su due livelli, al piano terra e al primo piano del Cortile d’Onore. 

Le opere e i materiali, esposti secondo un principio cronologico, testimoniano la vitalità artistica e culturale del territorio, in un periodo storico compreso tra il IV e il XV secolo d.C.

Reperti datati intorno al IV-V secolo d.C., provenienti da aree funerarie ed edifici di culto, rinviano alle prime comunità cristiane dell’area e, in particolare, al fenomeno del monachesimo, diffuso in tutta la montagna spoletina. Ampio spazio è poi dedicato alle opere risalenti al periodo altomedioevale, che illustrano la rilevanza politica e culturale che Spoleto assunse come capitale di uno dei più importanti ducati longobardi della penisola italiana.

Eventi

Spoleto rivive ogni anno parte della sua storia con il Luglio longobardo, durante il quale, fra rievocazioni in costume e approfondimenti scientifici, si possono conoscere in prima persona abitudini e leggende del popolo germanico. 

Nel 2013 il Comune ha anche realizzato una mostra-dossier finanziata dalla Regione Umbria, dal titolo Trame longobarde, tra architettura e tessuti, che si è in questi anni arricchita grazie alla collaborazione dell’Associazione Italia Langobardorum e del Ministero della Cultura. La mostra, a cura Glenda Giampaoli e Giorgio Flamini, sarà esposta fino al 7 agosto 2021 presso il Museo Sannitico di Campobasso. I tessuti e gli abiti rappresentano il filo conduttore di un percorso che, a partire dagli oggetti della vita quotidiana, permette di conoscere più da vicino il popolo dei Longobardi. 

L’esposizione è fruibile a gruppi di massimo di 10 persone negli orari di apertura del museo: dal martedì alla domenica, dalle 8.15 alle 19. Per informazioni: mail drm.mol@beniculturali.it/tel. 0874 412265. 

 

Basilica di San Salvatore, interni. Via Umbria Tourism. Alla scoperta della Basilica di San Salvatore a Spoleto

Influenze longobarde

La lingua

Così come sono poche le fonti riguardanti la storia longobarda, allo stesso modo mancano quelle relative alla lingua. Tanto più se si pensa che i Longobardi affidavano alla trasmissione orale il loro patrimonio di conoscenze e consuetudini. Quando però, nel 643, l’Editto di Rotari fu trascritto in latino, alcuni termini longobardi non trovarono un corrispettivo romano, e alcuni di essi sono giunti fino a noi. 

Tra le parole ereditate dal popolo germanico e ormai entrate nell’uso comune compaiono soprattutto quelle legate alla guerra e l’esercito, essendo una popolazione dedita alle armi; tra le altre: banda, guardia, schiera, tregua, albergare (da albergo, “campo dell’esercito”). Ma ci sono anche espressioni relative all’arredamento e agli utensili, alla struttura della casa e all’abbigliamento, alle parti del corpo e così via. 

L’arte orafa

Tra le antiche tradizioni artigiane italiane, e soprattutto spoletine, quella dell’orafo costituisce una vera eccellenza. Non a caso, l’orificeria è la branca artistica della quale si sono conservate le più abbondanti testimonianze di età longobarda. Spesso gli abiti della nobiltà longobarda femminile erano arricchiti con gioielli preziosi e spille, dette fibule. Accanto agli accessori tradizionali, e oggetti d’uso comune come pettini, coltellini e borse, c’erano poi gioielli come orecchini pendenti, collane in oro e anelli con pietre preziose. Ma le stesse armi da guerra erano impreziosite, diventando oggetti di alto valore. 

Intorno al 1897, nei pressi del Comune di Nocera Umbra, furono scoperte, nel corso di alcuni lavori agricoli, delle sepolture longobarde. Tra le 165 tombe esplorate sono stati rinvenuti alcuni corredi che testimoniano l’elevata maestria degli orafi del Ducato di Spoleto. Dal 2007 alcuni ritrovamenti sono esposti al Museo Nazionale del Ducato di Spoleto. 

Longobardi, anello ritrovamento

Anello in oro con gemma, Necropoli di Nocera Umbra (PG), VI secolo, tomba 100, Museo Nazionale del Ducato di Spoleto

La cucina: l’origine longombarda della Colomba pasquale

Secondo la leggenda, tutto ha inizio alla vigilia di Pasqua del 572, quando Alboino, re dei Longobardi, riesce ad entrare a Pavia dopo tre anni di durissimo assedio. Si narra che i pavesi, temendo una vendetta spietata, abbiano cercato di ingraziarsi il nuovo sovrano rendendogli un considerevole tributo: oro, gioielli, stoffe pregiate, oggetti di artigianato, cibi prelibati e dodici giovani fanciulle, scelte tra le più belle. Un fornaio avrebbe offerto al re anche un dolce fumante appena sfornato, dicendo:

Sire, domani è la Santa Pasqua e le dono questo dolce che ha la forma di una colomba che è il simbolo cristiano della pace, la prego di risparmiare e rispettare la città.

Alboino avrebbe apprezzato il dolce talmente tanto da decidere di far rispettare la colomba come simbolo della pace e della Pasqua. Allora una delle dodici giovani, interpellata dal re circa il suo nome, avrebbe deciso di rispondergli “Colomba!”, imitata da tutte le altre. Alboino, non potendo venir meno all’impegno preso, avrebbe così liberato le ragazze, offrendo loro una cospicua dote. Da qui sarebbe nata la Colomba di Alboino

 

Umbria, Parco di Colfiorito Itinerario naturalistico in Umbria: Rasiglia, Cascate del Menotre e Colfiorito

Come raggiungere Spoleto 

Spoleto è facilmente raggiungibile sia in treno che in auto. Nel primo caso le linee di riferimento sono Roma-Ancona e Roma-Foligno-Perugia-Terentola-Firenze. Dal piazzale della stazione ferroviaria (piazza Polvani) si possono utilizzare gli autobus urbani di linea per raggiungere il centro. In auto si può invece arrivare tramite l’Autostrada del Sole A1 (con uscita Valdichiana da Nord e Orte da Sud), l’Autostrada Adriatica A14 (con uscita Cesena, Fano o Ancona da Nord e San Benedetto del Tronto da Sud) oppure prendendo la Superstrada E45 Cesena-Orte, che attraversa longitudinalmente tutta l’Umbria. 

Contatti utili

Maggiori informazioni su questi e altri argomenti sono disponibili sui siti del Comune di Spoleto e Umbria Tourism, a cui si è fatto riferimento anche per la redazione del seguente articolo. Il sito della Proloco Spoleto è un altro valido strumento per restare aggiornati sulle attività e gli eventi del territorio. 

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